Allevamento amatoriale inseparabili Francesca Arcieri.


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Comportamento e riproduzione


Gli agapornis sono pappagalli che, secondo la mia esperienza, troppo spesso vengono sottovalutati e paragonati per esigenze e comportamento ai canarini. Con tutto il rispetto per i canarini, gli agapornis sono molto diversi, in particolare oltre a diverse esigenze nutrizionali, di riproduzione, di mantenimento, hanno un'intelligenza superiore, con una capacità di interagire con specie diverse (tra cui in primis l'uomo), molto elevata, e di questo occorre tenere conto quando ci si approccia a questi animali.
Prima di tutto sono uccelli curiosi, abitudinari, sfrontati, possessivi (anche di quello che non è loro), e hanno un modo particolare di conoscere le cose, comune a quasi tutti i pappagalli: quello di "toccarle" con il becco, che è quindi molto importante non solo per nutrirsi e muoversi, ma anche per interagire e conoscere l'ambiente circostante e le persone in esso presenti. Hanno anche la caratteristica di annoiarsi facilmente, quindi quando un giovane agapornis entra in casa nostra, necessita di una gabbia spaziosa, con alcuni giochi (es. tappi di sughero non usati, un tappo di plastica, una corda, rametti di salice od ulivo da scorticare), ma soprattutto si tratta di animali gregari, che vivono in grosse colonie o almeno in coppia, quindi sconsiglio fortemente di tenere un agapornis isolato dai suoi simili, anche se possiamo fargli compagnia per molte ore al giorno: soffrirebbe comunque la mancanza dei suoi simili, e si annoierebbe, fino ad autodeplumarsi o automutilarsi. Quindi, se si vuole un piccolo amico con cui giocare ed interagire di questo tipo, occorre programmare l'acquisto di almeno 2 agapornis, oppure di prenderne uno in un primo momento, e dopo qualche mese, affiancare a questo un compagno. Gli agapornis sono svezzati a partire da 60 gg di vita, prima di questa età devono stare coi genitori che provvederanno ad alimentarli, dopo questa data, uno o 2 piccoli inseparabili possono arrivare a casa nostra e qui comincia il nostro rapporto con loro, che deve tener conto di alcune regole e caratteristiche dei nostri ospiti: non tutte le specie sono predisposte allo stesso modo ad avere un rapporto con l'uomo, per esempio gli agapornis roseicollis sono quelli che più sono predisposti ad interagire con l'uomo, mentre gli altri sono molto più timorosi e avere un certo tipo di rapporto con loro è quasi impossibile, comunque, a prescindere dalla specie, appena arrivati saranno molto timorosi, può essere che il giorno dell'arrivo, non tocchino cibo; occorre mettere la gabbia in un posto tranquillo, luminoso, ma che allo stesso tempo sia frequentato dalla famiglia o da chi curerà gli agapornis (che non dovrà mai essere la cucina).
A questo punto, è sconsigliabile mettersi subito ad interagire con il pappagallino o i pappagallini, ma comportarsi esattamente come se loro non fossero presenti, per una decina di giorni, meglio lasciarli ambientare tranquilli e lasciarci osservare nelle nostre attività quotidiane, vedrete che molto presto si mostreranno assai curiosi di tutto quello che capita attorno a loro. Quando questo accadrà, non è ancora il momento di farlo/i uscire dalla gabbia, invece possiamo offrire loro dalle sbarre qualche offerta di golosità (noci, mandorle, semi di girasole, panico, mela ecc.), nonostante molto curioso, non l'accetterà subito, ma perché l'accetti, potrebbe volerci del tempo, noi possiamo compiere questa operazione per 5 minuti tutti i giorni, prima o poi accetteranno l'offerta. Da questo momento, possiamo provare a mettere la mano nella gabbia e offriglielo/i direttamente, sempre con le stesse modalità, e poi provare a farlo/i salire sul dito, e magari fargli fare qualche piccola uscita, avendo cura di non stringerlo in mano per alcun motivo, a meno che non rientri spontaneamente nella gabbia dopo molte ore che è fuori. Una volta che si è raggiunto un certo tipo di rapporto e fiducia, allora si potrà prendere in mano solo per farlo rientrare, con dolcezza e rapidamente, a luci basse. Riguardo all'addomesticamento, c'è un luogo comune che va sfatato: alcuni sostengono che per avere agapornis docili, occorre necessariamente toglierli prima della fine dello svezzamento e imbeccarli con apposite formule da imbecco, si tratta dell'allevamento a mano. Il pullo può essere tolto a partire dalla nascita (ma con rischi elevatissimi) fino ai 20-30 gg (oltre sarebbe tardi per avere un vero e proprio esemplare "allevato a mano"), e ovviamente imparerà a riconoscere l'uomo come suo simile, e sarà molto docile ed amichevole, anche se ovviamente l'agapornis allevato a mano va sempre trattato con cura e rispetto. Comunque possono essere addomesticati agapornis anche già svezzati, perfino quelli adulti (nel caso dei roseicollis e con più difficoltà), l'ingrediente necessario è la pazienza, che pure ci vuole sempre con questi animali, anche con gli allevati a mano, in vari ambiti. Quindi esorto i neofiti a non dare ascolto a sedicenti allevatori o negozianti che propongono un agapornis da svezzare, di solito lo fanno per risparmiare, e spesso il povero pappagallino muore, per inesperienza e ignoranza del proprietario. Ciò nonostante, imbeccare un piccolo agapornis può essere molto piacevole e dare molte soddisfazioni, a patto che questo venga fatto da persone esperte, che abbiano tutta l'attrezzatura necessaria, che possano essere seguite in caso di emergenza da un veterinario aviare, e che il piccolo venga allevato a mano a partire dai 15-20 gg, prima sarebbe troppo rischioso, e sarebbe meglio, per non fargli perdere un confronto importante coi suoi simili, allevarne a mano più di uno. Successivamente allo svezzamento, occorrerà comunque affiancare un compagno al nostro amico, prima o poi, e anche qui sfatiamo il mito che vorrebbe che un agapornis addomesticato o allevato a mano, si inselvatichisca a stare con un suo simile; in realtà, se continueremo ad interagire con il nostro amico, e piano piano anche col nuovo arrivato, non solo manterremo il rapporto col primo, ma costruiremo un rapporto di fiducia anche col secondo, che si fiderà di noi in un tempo più breve del suo amico, in quanto vede già il suo amico interagire con noi, i pappagalli infatti sono caratterizzati da un elevato senso di emulazione, così come accade riguardo l'alimentazione: agapornis che non consumano certi cibi, iniziano a consumarne se a contatto con altri agapornis che se ne alimentano regolarmente.
Una cosa molto importante è anche quella di diffidare di quelle persone che affermano che per addomesticare un agapornis o altro uccello, sia un bene tagliargli le ali, o più precisamente, le remiganti. Questa è infatti una violenza gratuita, che anziché avere gli effetti benefici tanto decantati, ottiene solo l'effetto di impaurire l'animale e di renderlo "handicappato", e pauroso di tutto ciò che lo circonda, visto che non ha la possibilità di scappare se lo desidera, è snaturare un animale. Dico subito che gli agapornis e gli uccelli volano, quindi se non si gradisce per sé stessi un animale volante, meglio ripiegare su un coniglio, un gatto, un cane, ecc.
Ma dicevamo che si tratta di animali gregari, che necessitano di vivere in coppia, nemmeno dandogli compagnia e distrazioni per molte ore durante il giorno, riusciremmo a donare al nostro amico una vita dignitosa, ma probabilmente, presto o tardi oltre a sofferenze psicologiche, si avranno anche problemi psicosomatici, come l'autodeplumazione e l'automutilazione.
Si consiglia perciò di affiancare un compagno al nostro amico, entro i 2 anni di vita del primo, per evitare problemi legati all'eccessivo imprinting verso l'uomo, che implicherebbe un rischio di non accettazione del nostro amico verso il nuovo arrivato, e anzi a volte anche una aggressività del primo verso il secondo. L'optimum per i nostri pappagallini, sarebbe vivere in coppia eterosessuale, ma anche 2 maschi possono convivere bene, meno bene possono invece convivere 2 femmine, che sono molto territoriali e possono frequentemente esserci dispute per il cibo, per il nido (se presente, ma nel caso avessimo 2 femmine, non deve essere messo), anche sanguinose, con a volte la morte di una delle 2. In ogni caso, per affiancare un compagno al nostro agapornis, occorre conoscerne il sesso, i metodi certi di determinazione del sesso, sono 2: il sessaggio chirurgico e quello molecolare (di cui ho già parlato in altra sede). Una volta stabilito il sesso del nostro pappagallino, occorrerà rivolgersi ad un allevatore serio per trovargli un compagno di sesso opposto, che sia stato sessato.
Una volta che abbiamo acquistato il nostro nuovo arrivato, non possiamo subito metterlo a contatto col primo, ma dobbiamo eseguire una procedura, che si chiama "Quarantena", basata sul fatto che il nuovo arrivato può essere portatore sano di alcune patologie, che necessitano di tempo per manifestarsi, oppure abbia già una malattia in atto, ma questa non è ancora clinicamente rilevabile (i pappagalli mascherano fino all'ultimo stati patologici), in pratica i 2 soggetti vengono tenuti in 2 ambienti separati, onde evitare la trasmissione di malattie, per circa 30-40 gg, ci si occuperà giornalmente prima del nostro amico, poi del nuovo arrivato. Purtroppo però esistono alcune patologie in cui gli agapornis adulti sono portatori sani per tutta la vita, possono trasmettere la malattia ad altri adulti (che diventano portatori sani) e ai neonati, che invece muoiono. Appare evidente che la quarantena in questi casi risulta inutile, quindi è bene affiancare alla quarantena, degli esami specifici che consiglierà il veterinario aviare di fiducia, almeno quando il pappagallino non arrivi da un allevatore conosciuto, affidabile e certificato, ma magari da un negozio o da una fiera.
Una volta che si è esaurito il periodo di quarantena, possiamo affiancare le gabbie una vicino all'altra, per iniziare a far conoscere i nostri agapornis, questo periodo di "conoscenza" è importante, perché si tratta di animali abitudinari e territoriali che potrebbero reagire molto male nei confronti di un nuovo soggetto. Dopo qualche giorno, variabile da pochi giorni a 2 settimane, dovrebbero iniziare a cercarsi, e allora a quel punto possiamo mettere la femmina nella gabbia del maschio, e mai viceversa, come abbiamo detto, le femmine sono molto territoriali e se mettessimo il maschio nella gabbia di lei, potrebbe capitare che lei lo attacchi e che lo ferisca. Importante è anche l'età dei 2 soggetti: quando vengono messi assieme, devono essere entrambi adulti, o entrambi giovani, ma non è consigliabile mettere un adulto con un giovane, perché l'adulto potrebbe andare in estro e il giovane non essere pronto, e quest' ultimo potrebbe rimetterci la vita. Inoltre è da consigliare la riproduzione in gabbie da cova, es. da 90 cm o meglio da 120 cm, non in voliera con altri soggetti, potrebbero nascere facilmente liti per il nido, perché una femmina vuole accoppiarsi con un maschio di un'altra coppia, i piccoli novelli potrebbero nel rientrare nel nido, potrebbero sbagliare nido, ed essere uccisi, meglio evitare per spreco di risorse economiche, emotive, e, cosa più importante, per cautelare i nostri beniamini.
Una volta che abbiamo una coppia sessata, occorre tener conto che la maturità sessuale gli agapornis la raggiungono anche a 6-8 mesi di vita, ma è bene, soprattutto per le femmine, attendere 12 mesi di vita prima di mettere il nido, per favorire l'accrescimento degli agapornis ed evitare il problema della ritenzione dell'uovo , che può portare a morte la femmina, e richiede l'intervento del veterinario aviario. Per la salute dei nostri uccelli, è bene non superare 2 cove annuali e fare quindi circa 6 mesi di riposo, le cove possono essere consecutive o meno, sarebbe preferibile siano distanziate di 3 mesi l'una dall'altra, ma non sempre questo è possibile, perché la femmina in genere depone la seconda serie di uova prima dello svezzamento dei piccoli nati dalla prima serie, anche se in genere, sarebbe possibile togliere il nido quando i pulli hanno circa 40-45 gg e possono essere alloggiati sul fondo.
Una volta che la coppia ha raggiunto i 12 mesi, possiamo mettere loro il nido, che provvederanno ad imbottire loro stessi, ma possiamo facilitargli il compito andando a mettere, in un nido a sviluppo orizzontale, di dimensioni non minori di cm 25x18x22h, uno strato di 2-3 cm di trucioli o tutolo di mais non aromatizzato, fieno per conigli, e rametti di salice od ulivo, che verranno forniti interi, compresi delle foglie, nella gabbia, giornalmente. La preparazione del nido richiede tempo diverso fra roseicollis e altre specie di agapornis, in genere i roseicollis sono più rapidi e non necessitano del nido a doppia camera, preferibile invece per gli altri. In maniera concomitante alla preparazione del nido, potranno avvenire gli accoppiamenti, e successivamente la deposizione delle uova, che vengono deposte a giorni alterni (se viene deposto un uovo al giorno, abbiamo in realtà 2 femmine!), in genere nel numero di 4-6, eccezionalmente fino a 9-10. Nel periodo della cova, la femmina rimane spessissimo nel nido a compiere il suo lavoro, e, anche se viene alimentata dal maschio, perde un po' di peso. Dal 5-6 giorno dopo la deposizione dell'ultimo uovo, si può procedere alla speratura delle uova, operazione che consente di determinare se e quali uova sono feconde, viene eseguita con una piccola fonte luminosa concentrata, esempio un led, ci sono in commercio lampadina apposta, dette anche "penne sperauovo"; le uova bianche, non fecondate, appaiono appunto bianche o sul giallo chiaro, quelle feconde, covate da qualche giorno, presentano le venature rosse sulla superficie, poi man mano la rete di capillari si infittisce, l'embrione pulsa e cresce, e a questo punto, non vedremo più tanto bene le venature, piuttosto vedremo un uovo attraverso cui la luce non passa, di colore rosso scuro e si può intravedere il pullo. La cova inizia di solito dalla deposizione del secondo uovo, anche se alcune femmine possono iniziare dopo, o prima. La schiusa delle prime 2 uova avviene quindi generalmente dopo 23 gg l'inizio della cova, e quindi i primi 2 pulli nascono assieme, mentre le altre uova schiuderanno sempre 23 gg dalla deposizione, e se quest' ultima è avvenuta regolarmente, avremo, dopo i primi 2 pulli, una schiusa un giorno si e uno no.
Durante le prime 12-24 ore, il pullo si nutre dal sacco vitellino, e non viene quindi alimentato, di conseguenza non dobbiamo preoccuparci di questo. Se le uova feconde sono numerose, e se tutte andassero incontro a schiusa, tra i primi piccoli e gli ultimi, ci sarebbe una forte differenza di taglia, che fa si che i più grandi sovrastino i piccoli, prendendosi la loro parte di imbeccata, crescendo così più in fretta ed aumentando il divario, così spesso i più piccoli soccombono. Per evitare questo, si potrebbe cercare di dare delle imbeccate supplementari ai più piccoli, cosìcchè crescano più in fretta e si riducano i rischi per la loro vita. I piccoli si involano, escono dal nido tra i 40 e 45 giorni, e man mano che passa il tempo, rimarranno sempre più fuori dal nido e inizieranno a mangiare da soli, è importante quindi che il cibo sia abbondante e che siano forniti panico, semi germinati e ammollati, legumi e cereali cotti, oltre al pastoncino e ai semi. Poi sui 60 gg saranno completamente svezzati, e potranno essere indipendenti; ovviamente, nel limite del possibile, è bene evitare di togliere ai genitori piccoli di 60 gg se non si è certi che mangino da soli, occorre osservarli bene.
Possiamo descrivere alcuni "inconvenienti" che capitano più frequentemente nella riproduzione degli agapornis, in primis, uova feconde che non si schiudono, cioè, i pulli morti dentro all'uovo: questo problema è nella stragrande maggioranza dei casi dovuto ad infezioni batteriche asintomatiche nei riproduttori, che però rendono il pulcino troppo debole per bucare l'uovo, e quindi muore nell'uovo stesso. E' un problema che si risolve facilmente con un esame delle feci o un tampone cloacale + antibiogramma e somministrazione dell'antibiotico adatto. E' da scoraggiare la somministrazione indiscriminata di antibiotici prima delle cove per prevenire questo problema, perché somministrare antibiotici a caso non solo è inutile, ma addirittura dannoso, perché si facilita la comparsa di resistenza batterica. Altre cose che possono capitare, sono per esempio la presenza di uova infeconde, segno che può indicare che: o abbiamo 2 femmine, o il maschio è immaturo, o l'accoppiamento non è avvenuto, o che c'è un' infezione batterica in corso, sta all'allevatore fare gli accertamenti del caso. Un brutto inconveniente che può capitare alle prime cove, è che la madre abbandoni i piccoli, in questo caso, dovremmo o allevarli a mano, oppure, se abbiamo una coppia che ha i piccoli della stessa età dei primi, metterli a quest'ultima, sempre che la stessa non abbia già tanti propri piccoli. Una situazione che può verificarsi più avanti, da quando i piccoli si impiumano, è la pica: cioè il fatto che la madre e/o il padre strappino piume e penne ai nidiacei, lasciandoli implumi. Le cause di questo comportamento sono ancora ignote, ma si sa che se una coppia prende il vizio, non smetterà più, non necessariamente è ereditaria, piccoli picati da adulti non necessariamente picano i loro figli. Se è una pica leggera, che riguarda le piume della schiena, si può anche aspettare che i piccoli siano svezzati, che poi le piume ricresceranno; ma se si alleva all'esterno, ed è una pica pesante, che per esempio interessa le remiganti (penne delle ali) e le timoniere (penne della coda), queste potrebbero essere compromesse definitivamente, quindi è bene o individuare il genitore che pica e tenerlo separato dai figli, se la covata non è numerosa, quello che rimane ce la fa a portarla avanti, anche se un controllo in più da parte nostra è auspicabile, oppure mettere i piccoli in un "nido" ma con le sbarre, in modo che stiano al caldo, separati dai genitori, ma che questi attraverso le sbarre possano nutrirli, o allevare i piccoli a mano.


FRENS


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